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Patologie

Cervicobrachialgia

Cervicobrachialgia
 

Il collo è una parte del corpo estremamente mobile, le sue componenti ossee, le vertebre, sono articolate con l'intermediario dei dischi intervertebrali in maniera da offrire le massime possibilità di movimento. Però è una parte meno protetta del resto della colonna vertebrale ed è quindi vulnerabile da una serie di traumi o di disordini che possono produrre dolore o restrizione del movimento. Per molte persone il dolore al collo è una condizione transitoria, che scompare nel tempo. Altri richiedono una diagnosi medica ed un trattamento per liberarsi dai sintomi.

Il dolore al collo (cervicalgia) può risultare da anomalie dei tessuti molli, muscoli ligamenti e nervi, come delle ossa e dei ligamenti. Le cause più comuni di cervicalgia sono le anomalie dei tessuti molli per effetto o di traumi, o prolungati meccanismi di trazione o distorsione. In rari casi la causa può essere un'infezione o un tumore. Per qualcuno i problemi del collo possono essere la fonte di dolori nella parte alta del dorso, nella spalla, nel braccio e nella mano malattie degenerative e infiammatorie.

Tra queste malattie sono incluse l'artrite reumatoide e l'artrosi. Quest'ultima riguarda generalmente la persona in età avanzata, ed è l'effetto di ripetuti traumatismi o attriti delle articolazioni tra le ossa del collo. L'artrite reumatoide può causare distruzione delle articolazioni del collo. Da tutte queste forme può nascere rigidità e dolore. La degenerazione discale può essere causa di cervicalgia. Il disco funziona come un amortizzatore degli eventi traumatici e compressivi tra le vertebre. Nella degenerazione discale (tipicamente dai 40 anni in poi) il contenuto gelatinoso centrale del disco, degenera e lo spazio tra le vertebre diminuisce. Il disco può anche protrudere per il cedimento della sua parete marginale e causare compressione sul midollo spinale retrostante o sulle radici nervose poste lateralmente. Questa è la formazione dell'ernia del disco e i disturbi che conseguono (dolore irradiato alla spalla e lungo il braccio sino alle dita della mano, possibilmente anche con formicolio o bruciore) dipendono dalla compressione dei nervi.

Traumatismi: Dato che il collo è così flessibile e sostiene il peso della testa, esso è estremamente vulnerabile ai traumi. Gli incidenti automoblistici o causati dai tuffi o da sport o da cadute sul lavoro, possono coinvolgere pesantemente le strutture ossee ligamentose o muscolari del collo. Il tipico meccanismo del colpo di frusta cervicale nel tamponamento tra automobili è l'effetto di una iperestensione all'indietro del collo oltre i normali limiti di motilità, seguito da una iperflessione in avanti. Secondo l'intensità dell'impatto si potrà avere frattura e dislocazione delle vertebre, con compressione e danno del midollo spinale (sino alla tetraplegia), o lesione dei ligamenti intervertebrali con formazione di ernia discale cervicale, o stiramento e lesione dei ligamenti e dei muscoli ai lati delle vertebre, con contusione delle radici nervose e del plesso brachiale (la complessa innervazione che va dalle vertebre al braccio).
Cause molto meno frequenti di dolore al collo sono i tumori, le infezioni o le anomalie congenite delle vertebre. Se un forte dolore al collo consegue ad un trauma, il medico proporrà l'immobilizzazione del paziente per evitare che il danno possa aggravarsi per effetto di una mancanza di stabilità delle vertebre. Occorre procedere alla valutazione radiologica che dimostri se esistono fratture ossee o lacerazioni ligamentose.

L'intervento medico è necessario anche quando vi sia dolore cervicale irradiato ad un braccio (cervicobrachialgia) o dolore irradiato alle gambe con rigidità delle stesse o addirittura perdita di movimento. In fase acuta queste evenienze richiedono immobilizzazione, ricovero in istituto di cura, e indagini TAC o RM per definire la causa e le eventuali necessità chirurgiche. Il problema può invece apparire modesto in fase iniziale (con poco dolore al collo, con riscontro radiologico negativo per fratture o instabilità) ma può farsi via via più importante con il passare delle settimane o dei mesi. Può svilupparsi progressivamente una cervicobrachialgia, con dolore irradiato alle spalle o sino alle dita, affaticabilità e debolezza delle braccia o di un braccio, dolori notturni e perdita di forza di presa della mano. Questo avviene perchè progressivamente si sviluppa la fibrosi cicatriziale a ridosso dei nervi della regione laterale del collo (plesso brachiale). Queste strutture nervose restano così poco vascolarizzate e soffrono causando dolore e perdita di capacità di comandare la muscolatura dell'arto. Se invece non vi è stato un trauma e si presenta un dolore cervicale continuo e persistente, forte, accompagnato da irradiazione al braccio o alle gambe con cefalea, formicolio al braccio e alla mano, bisogna pensare a una patologia discale, con dislocazione del nucleo polposo a comprimere le strutture nervose.
La corretta diagnosi della causa del dolore cervicale o cervicobrachialgico è essenziale per indicare il trattamento più appropriato. L'indagine inizia con la raccolta anamnestica, cioè con l'ascoltare dal paziente il racconto dell'evoluzione dei disturbi dal loro primo manifestarsi. Lo specialista passerà alla visita il cui scopo è annotare tutte le manifestazioni di disfunzione dei vari apparati coinvolti. Si rileveranno infatti alterazioni dei movimenti per causa di cattivi rapporti tra le ossa, o per causa di contratture o al contrario per cedimenti della muscolatura, o per causa di mancata funzione dei nervi. Si rileveranno ancora alterazioni della sensibilità, e alterazioni dei riflessi, dovute a cattivo funzionamento dei tronchi nervosi. Dall'osservazione di tutto l'insieme lo specialista prescriverà le indagini radiologiche, EMGrafiche o quant'altro riterrà utile per dare una etichetta oggettiva alla sofferenza del paziente e alle sue proprie intuizioni di specialista.

Da tutto questo scaturirà la terapia. La maggior parte dei pazienti trova soluzione ai suoi problemi con il riposo, qualche farmaco, l'immobilizzazione, la terapia fisica, la ginnastica, la modificazione delle abitudini posturali. Per altri pazienti invece si renderà necessaria una terapia diretta sul problema, con infiltrazioni o con iniezioni di farmaci o sostanze come l'ozono nella regione interessata. Per alcuni occorrerà fare di più, passando ad azioni chirurgiche di vario grado di aggressività, secondo la gravità del problema. Il disco che sporga contro il nervo senza frammenti rotti e dislocati può essere trattato con le moderne tecniche che lo riducono di volume per effetto del calore o di sostanze chimiche. Queste tecniche hanno l'enorme vantaggio di poter essere eseguite senza apertura chirurgica, senza anestesia generale, senza lungo ricovero, senza interruzione dei programmi di fisioterapia.

La chirurgia a cielo aperto (microdiscectomia) avrà per scopo la riduzione della pressione sulla radice nervosa o sul midollo. Questa pressione può essere causata da un'ernia discale o da un osteofita, dalla stenosi ossea del canale vertebrale o dei forami di coniugazione.
La microdiscectomia si esegue in anestesia generale, con un'incisione di 3-4 cm nella faccia anteriore del collo. Il chirurgo lavora con il microscopio chirurgico per una perfetta visione delle strutture nervose, asporta l'ernia e la parte del disco degenerato, che ha perso la sua funzione di cuscinetto ammortizzatore. L'inserimento di tasselli di vario tipo tra le due vertebre non è sempre necessario, ma può avere ottimo effetto di stabilizzazione intervertebrale. La chirurgia può essere richiesta anche dagli esiti di un trauma, per ricomporre i diametri del canale spinale e per stabilizzare la colonna e eliminare il rischio di danni nervosi.